Gabri's profileHeavenPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    November 26

    focus on me

    Non saprei dire perchè ed è per questo che mi ritrovo a scriverci su, ma ho scoperto che trovare una canzone che senti parlare anche un pò di te, trasmette come una calorosa sensazione di sollievo.
    Forse perchè quando butti giù un testo come quello a cui mi riferisco io, vuol dire che sei giunto già al triste momento dell'elaborazione ed..accettazione dell'accaduto, seppure con tanto d'impotente disappunto nei confronti di te stessa.
    Rimugini, sbuffi piangi e confidi in una sorte che anche lei apre le braccia incapace di rimediare là dove solo tu potevi. Si avvicendano come da noto copione tutte le singolari fasi delle complicazioni sentimentali. Il cellulare sotto la pagina del libro cui dedichi a malapena uno sguardo deconcentrato, le lunghe conversazioni con gli amici : chi alza spalle e sopracciglia, rassegnato prima di te ; chi ti spinge a seguire i capricci del tuo cuore; chi ti ascolta e ti consola.
    Poi chiudi i libri snervata, fuggi ovunque possa cessare questo battito incostante e fastidioso dentro di te.
    Dunque abbracci un cuscino e taci, tu con tutti i tuoi pensieri. Attendi pazientemente che passi.
    E qui, proprio qui..arrivano le parole che fanno al caso tuo. "Scusami". Quel ritornello l'avrò ascoltato già almeno mille volte, oggi, durante la lunga passeggiata che il lunedì non può mancare. Occhi nascosti dietro le scure lenti e le ciocche disordinate del mio nuovo taglio che è tornato più sparato che mai, questa volta guardo avanti.
    "Scusami". Si, ed è rivolto a te e a me. Ma oltre a queste scuse, non mi rimane che cercare e trattenere la freddezza di cui ho bisogno per tornare al mio posto,alla mia vita, a Me.

    Laura Pausini - Più di ieri
     
    E' esile, ma ancora c'è
    l'idea di te con me
    sei ancora tu, l'ipotesi,
    la più plausibile che c'è
    scusami, degli scontri fisici
    disperati e illogici, come me
    dimmi che sei pronto
    a venirmi incontro
    a non lasciarmi amare un altro mai
    a manifestare come ancora vale
    più che mai, l'idea di te con me

    il tempo sai, separa poi
    il vetro dai diamanti noi,
    è come se, ora riesco a distinguere
    il senso dal malessere
    che c'era in me
    sento che sei pronto a venirmi incontro
    e a non lasciarmi dietro a niente mai
    a manifestare senza rinnegare
    in te, l'idea che c'è

    dividere, difendere, più di ieri accanto a me
    più che mai, l'idea di te, con me
    è esile ma ancora c'è
    ancora c'è

    November 08

    io penso che si chiami coraggio...

    Può far male ma io.. io non potrò mai pentirmi di vivere le mie sensazioni così come sono solita fare. C’è sempre quel momento di scoraggiamento, quell’amarezza di fondo che vizia l’umore e la tua visione coraggiosamente rosea delle cose. Poi però c’e’ la voglia di ricordare a se stessi che ciò in cui si crede ha un valore tale che saresti pronta a  fare o dire di nuovo le stesse cose, senza ombra di dubbio.

    C’è che muori dalla voglia di dare, che sia un sorriso o qualcosa di più e di rubare le stesse cose alle persone che incontri sulla tua strada. Vuoi che la gente prenda il meglio di te, la tua essenza più frizzante e positiva, che poi è quello che più emerge da qualche tempo.

    C’è che, sei sorpresa si… ma la realtà è che oggi sei in grado di dire che mettere in gioco il tuo cuore così spesso ti sta rendendo meno scettica nei confronti dell’amore, forse perché ti rendi conto che la vita è proprio imprevedibile e vuoi che ti trovi sempre lieta di accogliere nel tuo mondo i dolci imprevisti. C’è che la mia vita mi piace così com’e’ e tutto ciò che di nuovo possa fare il suo discreto ingresso, non voglio che sia qualcosa di cui poter  per piangere poi la mancanza, ma di cui possa apprezzare il passaggio, pur fugace che sia. Che ne resti l’intenso sapore e nessun rammarico…chè siamo tutti preparati all’idea che forse niente è per sempre ma quello che ti lasciano certe persone e quello che vivi insieme a loro, quello si che può essere per sempre.

     

    October 31

    Forse..

     

     

    Forse è cambiato persino il mio modo di soffrire o forse ho imparato che per certe cose va bene dispiacersi, non disperarsi.

    Forse comincio a darmi da sola delle risposte prima di riceverle dagli altri, ho così il tempo di accettarle seppure con un pizzico di tristezza..

    Forse adesso sono capace di sorridere di fronte a quegli occhioni speciali, perché penso semplicemente che è stato bello perdermici, ad una così breve distanza..

    Forse è ora di non rincorrere più sogni che poco possano darmi di quello che realmente farebbe per me..

    Eppure c’e’ ancora una parte di me che è quasi delusa delle nuove reazioni a certi dispiaceri, perché troppo gelosa dell’intensità con la quale ho sempre vissuto certe cose. Per una come me è troppo importante non perdere il contatto privilegiato con sensazioni ed emozioni d’ogni genere.

    Voglio credere che crescere significhi anche questo e cioè rispettare i segnali di”stop” e smettere d’assecondare il capriccio di beffare il destino.

    E tuttavia non smetterò mai di rubare emozioni tanto belle e forti, tenerle poi strette strette perché non perdano d’intensità e quindi scrivere di queste e delle persone alle quali le lego.

     

    October 25

    A colloquio con Gabri

    Che fare quando i pensieri non danno pace? Sebbene mi vanti di avere vicine tante persone che mi vogliono bene e sanno capirmi, ci sono delle volte in cui mi sento di non potere “dialogare” se non con me stessa.

    Lo faccio tutto il giorno, tutti i giorni in fondo. Mi racconto quello che mi accade. Indugio sulle sensazioni che lego a determinati momenti, le sviscero e ci torno mille e più volte.

    Ne ho bisogno, adesso più del solito. E’che certe immagini di questi mesi, da quando sono tornata, sono tutto ciò che mi rimane oggi, che mi sento tanto triste.

    “somos como angels, somos como angels.. con un ala solamente volamos alto, abrazados fuertemente” .

    Io me lo ricordo che questa è stata la prima bachata che mi hai invitato a ballare. Appena una settimana dopo averti visto per la prima volta,  io non aspettavo altro che mi rivolgessi quell’invito..

    Ti sbirciavo, di tanto in tanto. Poi ballavo…ma soffrivo un po’ pensando che ogni mano che accettavo era un’occasione in meno per te di farti avanti per trascinarmi in pista al tuo fianco..

    Cominciavo a diventare anche parecchio nervosa del fatto che qualcuno non faceva che invitarmi a ballare tutte le volte che mi fermavo ai margini della pista per stare un po’ a guardare. Rifiutare stava così male ma io aspettavo solo te…

    Non saprei dire se ciò che vivo sa di magia o se sia io a dare un’idea di fiaba col modo che ho di raccontar le cose, però quella sera tu sei arrivato quando io ho detto il primo no..

    Neanche il tempo di declinare l’ennesima proposta del mio accompagnatore improvvisato..ed eccoti con quegli occhioni che sanno così bene riempire i tuoi discreti silenzi…

    La verità è che qualsiasi bachata ascolti, sono quasi certa di averla ballata con te in tutto questo tempo. E fa proprio male pensarci…

    Ci provo a dirmi che non t’importa,semplicemente non t’importa di me.. ma poi penso a quello che ci siamo detti, a quanto carino è stato scoprirci un po’ ed a come mi guardavi quella sera, mentre poggiavo la mia fronte sulla tua e ti sorridevo beata..

    Ho la pelle più dura di un anno in più di vita intensa e credevo d’averne capito un po’ d’uomini, invece mi ritrovo a chiedermi perché mai tutto debba essere tanto complicato, perché non possa esistere chiarezza, perché mi sorridi ancora giocoso e ammiccante e non mi dici cosa pensi…

    Ma il peggio è nascondersi dietro una freddezza per nulla autentica, nella speranza di non esporre anche l’altro fianco alla tua noncuranza..

     

    October 22

    Ci risiamo

    E’ vero. Di fronte alla stronzaggine degli uomini continuo ad impietrirmi in una smorfia di delusione mista a tristezza acuta. Allo specchio non posso fare a meno di vedermi piccola ed indifesa. Però.. ogni volta, quell’istante di smarrimento insieme alla terribile sensazione di rifiuto, dura sempre meno. Rifiuto? Dipende dai punti di vista. Io, da oggi in poi, non voglio più sentirmi possibile oggetto di rifiuto, ma solo un’occasione preziosa non colta , semmai.

    Non è una consolazione, è che è rispettoso e sacrosanto nei propri confronti, pensarla così.

    Si, mi sono sentita anche stavolta quel pizzico di troppo ferita, respinta. Mi è sembrato ancora una volta ingiusto quanto sta accadendo ed io voglio sentirmi pronta a reagire al meglio. E così, dopo solo 10 minuti avevo smesso di piangere nervosamente ed ho anche sorriso. Non è ironia, è la verità. Lui e qualsiasi altro uomo devono leggere questo nei miei occhi : sono pronta ad essere più forte .

    D’altronde mi caccio sempre nelle storie più complesse e  non c’e’ da stupirsi del dispendio d’energie emotive che comportano..

    C’è solo una cosa che mi chiedo : quand’è che finirà questa rigida scuola che tanto mi bacchetta e comincerò a godere dei benefici di queste ferite al cuore?

    Ci sarà un giorno in cui potrò deporre le armi involute e smettere di chiedermi se stia sbagliando a seguire semplicemente il corso vivace della mia spontaneità?

    23 anni.. io lo so che è una bellissima età. Ho il dovere inderogabile di renderla ancora più bella cogliendo tutte le opportunità che mi vengono date.

    Ero triste in questi giorni. Di tanto in tanto sottilmente eccitata al pensiero di quel contatto così intimo di pochi giorni fa e tuttavia non la sentivo come una svolta. Sentivo, anzi, di aver varcato la soglia dell’alto rischio e ne temevo le conseguenze più ovvie. Ce l’avevo questo presentimento oggi. Ad un certo punto della mia giornata, dopo aver lottato invano per difendere il buon umore, mi sono abbandonata al sonno ed il risveglio è stato mesto. Sentivo che non mi sarebbero piaciute le sue parole. Ma come mi hai detto tu, hai trovato pane per i tuoi denti. Così sarà.

    October 20

    A mi me duele demasiado..saber que no eres para mi..

    C’e’ sempre una parte di me che non ammette di non demordere e rimanere silenziosamente speranzosa in merito a qualcosa di evidentemente “senza speranze”.

    Quei lineamenti aristocratici e quello sguardo rapito forse da tutt’altro mondo,  come potevano diventare un po’ più reali per me?

    Sapete quel battibecco perdurante tra il buon senso e la fantasia? E’ tanto più grande di te e sembra il personaggio di una favola. Ci sta che sogni di averlo ma non ci sono favole nella realtà. Si ma io non volevo rassegnarmi al fatto che stessi fraintendendo le sensazioni che filtravano dai nostri contatti, tra una bachata ed una salsa. Non volevo riconoscere che ciò che leggevo di tanto in tanto nei suoi occhi non era un brillio”buono” ma solo il riflesso di quello che stavo desiderando. Le nostre dita intrecciate per quei pochi minuti di troppo, un bacio più sfrontato così vicino alle labbra, e i nostri sorrisi all’unisono. Non doveva significare niente. Non ho mai avuto così tanto buon senso però io, al cospetto dell’altro sesso. Io sono una che vola via se non si tiene, al primo cenno d’amore. Dalla prima volta che davanti al mio musetto è apparsa la tua mano grande e forte per portarmi con te in mezzo alla pista, io non ho potuto fare a meno di attendere di avvicinarmi sempre più a te. Oggi un flash di un mesetto fa mi ha fatto sorridere,poi contrarre in una smorfia accorata..

    Quella sera che non sei venuto a prendermi per mano e da poco più in là hai puntato il dito verso di me facendomi segno di raggiungerti. Ho girato la testa di scatto a guardarmi dietro, che scema.. ho pensato che stessi invitando a ballare qualcun’altra dietro di me. Che ridere..

    Infine, con buona dose di paura, ripercorro i nostri ultimi contatti. Le nostre stupefacenti lunghe conversazioni, seppure divisi da uno scomodo schermo luminoso. Quei rari ma intensi segnali che non sono riuscita ad ignorare neanche una volta. Il sorriso di chi mi osserva compiaciuto di riconoscere che con la sua spontaneità questa piccola donna ti ha un po’ preso. La tua dolcezza inattesa e la voglia di condividere con me lo scoccare della mezzanotte per dirmi”buon compleanno”. Cominciavo a sentire che non poteva esser casuale che dal silenzio fossimo arrivati a questo. E l’agitazione cresce quando è vicino il momento della verità. Le tue forti braccia mi hanno stretta togliendomi il respiro, trattenuto un po’ per emozione un po’ per non turbare la magia dell’immagine. Noi due viso contro viso, labbra contro labbra, i nostri odori fusi i nostri occhi accesi del desiderio di sentirci l’un l’altro. Da vicino i tuoi occhi sono ancora più belli e grandi.. pieni di un mondo che morirei dalla voglia di scoprire..  

    October 10

    Pro e contro di una settimana intensa..

     

     

    La vita frenetica fa decisamente per me. Non mi alzo alle 8 per andare a nuotare perché sono una masochista ma perché curo il mio benessere psicofisico. So che se la mattina nuoto mi sento bene per l’intera giornata, solo più in forze per tutto il resto.

    Il lavoro..no, non voglio strafare ma solo introdurre delle varianti significative alla mia quotidianità. Mi sento già vecchia per trascorrere il mio tempo solo tra i banchetti delle aule all’Università, sincronizzando l’orologio a puntino per riuscire a trovare un posto e seguire in modo dignitoso la lezione. Mi sembra tanto sprecato ciondolare tutte quelle ore che tento di studiare invano. Ho creduto che impegnando parte della giornata in qualcosa di proficuo potessi fare un’esperienza  e poi riuscire ad organizzarmi lo studio in modo più serio e costante. L’approccio è stato un tantino più traumatico di come avrei creduto, forse perché mi sento sempre inappropriata in ogni cosa che faccio, almeno all’inizio. Poi però ho preso subito confidenza con pc, programma telefono e cuffietta ed ora mi sembra la postazione più carina che ci sia, la mia.

    Da dove sono seduta, se rivolgo lo sguardo a destra posso tenere sotto controllo il colore del cielo. La gente è strana. Non faccio che raccontare divertita delle risposte che mi danno. I dialetti non celati, la loro ansia  tutte le volte che non capiscono perché li chiamo, la scortesia e la solidarietà.

    Poi i commenti coi colleghi, tutti studenti. Mentre lavoriamo ci scambiamo smorfie e sguardi eloquenti e poi alla pausa ci raccontiamo gli episodi più esilaranti. In 15 minuti faccio pipì, prendo un boccone e riesco a bere un caffè con due chiacchiere. Sto rientrando nei miei jeans, ci voleva un lavoro per mettermi a regime! Lo ammetto, quando faccio il mio ingresso ho sempre un umore nero, ma quando esco da lì faccio fatica a moderare il sorrisone che esce spontaneo… Sono felice di questa scelta.

    Certo non sempre va tutto bene. Questa settimana per esempio, accortami del leggero anticipo x l’orario lavoro, inconsciamente ho pensato bene di temporeggiare con una bella scivolata nell’affollatissima piazza alcide de gasperi. Sarò rimasta si e no 10 minuti per riprendermi dal dolore al fondoschiena e poi ho riso come una matta, mentre decifravo quello che mi stava dicendo un tipo straniero lì accanto”si signolina..le scalpe..anche mia mollie.”

    Insomma c’ho i sandali scivolosi…

    Proprio un paio d’ore fa invece il sandalo ha dato libero accesso ad una scheggia di non so che nel mio piede che mi ha costretto a tornare a casa per farmela estrarre. Ho dovuto rinunciare al massaggio che avevo già prenotato all’Hammam ..

    Ma non è questo che mi sconforta. E’ che è svanito il bell’entusiasmo della settimana scorsa in merito alle ultime conoscenze. C’avevo un po’ creduto in quest’incontro ed invece temo di dovere riconoscere l’alta improbabilità che funzioni…

    LLL

    October 05

    ...

     
     
     
     
    Cuore rossoL'importante non è ciò che gli ho detto....ma a chi pensavo quando gli ho voltato le spalle ...Cuore rosso
    October 04

    Ahi Sole..

    Potessi scegliere.. mi piacerebbe sapere vivere con puro e semplice entusiasmo questo momento della mia vita che vuol fare posto a qualcun altro..

    Invece sull’altalena vado su e giù senza averne peraltro ragione. Ieri ero felicemente ottimista, ho scritto una ventina di sms al risveglio, per augurare un buongiorno speciale a tutte le persone a me più care. Avrei voluto affacciarmi alla finestra e gridare : Sapete?! Sono felice! Lo sono perché sto conoscendo una persona fantastica. Poi rimarrei lì e, cercando il sole, gli racconterei di lui. Sai sole.. quando ho intravisto i suoi occhi per la prima volta ho indugiato col mio sguardo, sul suo.. Volevo scoprire se davvero stavo sentendo quel pizzico al cuore così strano…

    Così grandi e trasparenti, un invito a leggervi dentro un’infinita e pura dolcezza. Le espressioni del suo viso, ahi sole.. così delicate e composte, prova dei suoi modi gentili.

    Ho temuto a lungo che non sarei riuscita ad insinuarmi discretamente nel suo mondo ed ora che ci sono vicina ..tremo.

    Ogni parola, ogni confidenza su di sé, è un brivido. Penso : che belle sensazioni le sue, che belle sensazioni mi da. In che modo dolce pensa. Quanto somigliano alle mie le sue abitudini..

    Poi penso, in giornate come quella di oggi : perché mai dovrebbe far per me, troppo giovane per lui..

    Poi : gabri quanto tempo perdi a rimuginarci su … forse ti stai ancora illudendo di avere incontrato la persona giusta.

    Mi piace così tanto, in ogni cosa che ho visto e sentito di lui finora, che quando dico “mi piace troppo”.. il troppo mi esce fuori con un tono infantilmente euforico accompagnato da un saltello.

    Mi piace così tanto che quando in questi ultimi giorni sono stata triste e nervosa, al sol pensarci m’illuminavo in un sorriso, con un occhiolino a te, Sole.

    Mi piace così tanto che l’idea che tutto questo non sia un inizio ma solo una parentesi mi spaventa e spegne ogni raggio di speranza dentro di me.

    E’ bello lasciarsi alle spalle scomode persone che hanno turbato il tuo recente passato. E’ bello provare queste forti emozioni di una natura squisitamente nuova. Però è dura da vivere quando ti guardi indietro e ricordi che tutto quello che hai ottenuto ad oggi non è quasi nulla, che non sai cosa significhi essere scelte,poi amate..

    Con i suoi modi e le sue parole, Sole, lui mi ha fatto percepire la voglia di dedicarmi il suo tempo ed io ho ancora la mandibola contratta per frenare una lacrimuccia lusingata ..

    Non voglio dovermi rendere conto che ho visto roseo dove non c’è alcun futuro. Voglio potere fidarmi di tutto quello che sento scorrere tra di noi, crederci.

     

     

    September 25

    …eppure un pensiero felice c’è…

     

    Giornata orribile..

    Sarà il caratterino che mi ritrovo, sarà che ho conquistato pur sempre un’indipendenza di cui sono tanto gelosa, sarà che non siamo fatte l’una per l’altra..

    Insomma sono cosi stanca di non capirla, di non esser capita, di litigare..

    Con mia madre va così. Più vado avanti meno credo nella possibilità di recuperare un rapporto che riesca a stare in piedi dignitosamente..

    Adesso anche le ripicche e le punizioni.. per cosa poi?

    In preda ai nervi ho lasciato il lavandino con una bella macchia rosarancio di dentifricio, ho lasciato il bicchiere con gli spazzolini rovesciato sul travertino e spruzzato d’acqua lo specchio. Sono cose che la irritano molto ed io sono così arrabbiata con lei…

    Fortuna che c’è sempre qualcosa, qualcuno.. che irrompe benigno nei miei pensieri e mi regala un sorriso. Non c’è nulla tra noi eppure pensare a lui mi rende già un pizzico felice..

    Lui che magari non è che un altro qualsiasi lui, eppure in questo momento della mia vita si sta ritagliando un angolino così carino, cosi dolce..

    Senza rendermene quasi conto mi sono alzata ed ho rassettato il bagno, non mi va di discutere ancora con lei, non mi va di discutere. Ho voglia di cullarmi nel mondo solo mio per cui al momento evidentemente non c’e’ spazio per lei..

    Mi piace pensare che è per timidezza che sta facendo questi piccoli passi, con me..

    Chissà se m’illudo, se leggo nei suoi occhi qualcosa per cui vale la pena sperare un po’..

    “When can i see u again”…in sottofondo, mentre penso all’altra sera, a te ed alle tue dolci provocazioni, al sorriso smaliziato che hai e a quegli occhi così grandi che mi piace tanto sbirciare…

    Ho ridacchiato, hai riso anche tu… mi hai preso in giro timidamente ed io ho esposto il fianco divertita, volevo che mi parlassi, per sentire la tua voce con quella r moscia che solo in te potevo tanto apprezzare..

    Mi avvicinavo, ti sussurravo le risposte più pungenti ai tuoi sfottò, insieme abbiamo constatato che saprei tenerti testa..

    Avrei voluto trascorrere l’intera serata proprio lì, così vicina a te da sentire quasi il tuo delicatissimo profumo. Non dovere così cercarti tra la gente e rubare immagini di te..

    Da bambina volevo fare la ballerina. Non ho mai frequentato una scuola di ballo ma ho sempre pensato che fare la ballerina suonasse proprio bene. Negli anni mi sono accorta che non era poi così spiccata questa passione, se l’avevo tanto a lungo evidentemente trascurata. Poi, più grande, ho pensato che avrei tanto voluto avere il coraggio d’imparare a ballare,giusto un po’.. perché sarebbe stato bello poter dire “si” ad un bel principe ballerino che, con le tue mani già nelle sue, ti portasse con sé per condividere un romanticissimo ballo..

    Da quando frequento le serate caraibiche mi sento d’esser tornata bambina, stavolta soddisfatta di poter fare un cenno affermativo col capo, con tanto di sorrisone smagliante..tutte le volte che un ragazzo m’invita a ballare. Trovo che tutto ciò abbia il merito di far tornare indietro il tempo e fare apprezzare quanto di più raffinato potevano vantare certi ambienti e certi tempi. Me encanta .. la galanteria.

    Poi una sera ch’ero a bordo pista in attesa di un altro ballo ancora, l’ho visto poco più oltre e …

    era bellissimo.. con quei lineamenti e l’espressione quasi plastici…quasi fossero al riparo da qualsiasi turbamento.

    Magari mi piace solo raccontarlo, il mio colpo di fulmine, o crederci per dipingere di rosa ancora un po’ di settimane o mesi.. o magari esiste davvero il colpo di fulmine ed io ne sono decisamente stata vittima.

    Non so se ci sarà un seguito degno di un colpo di fulmine in piena regola, ma so che anche solo ballare con lui l’altra sera è stata un’emozione che sembra sempre più forte. Mi ha sorpresa mentre in cuor mio lo stavo aspettando e mi ha tirata a sé prima facendomi sentire una piuma tra le sue mani, poi stringendomi, un ballo dopo l’altro..

    Infine mi hai dato un bacio,tu. Non hai avvicinato la tua guancia alle mie labbra come fai sempre ma mi hai dato un bacio. Sarebbe carino poter incollare a questo punto del mio post l’immagine dell’espressione che avevo in quell’istante…incredula ma luminosa.

    Ci siamo stretti le mani un po’ più a lungo ed io so che non avrei voluto lasciar le tue… quel che non so è se tu avresti voluto lasciare le mie. Mi piace pensare di no…

     

     

     

    September 18

    vedi giu

    Da qualche tempo è diventato circa impossibile scrivere direttamente sul blog, in momenti come questi, dunque devo prima farlo su un bianchissimo documento word e poi copiarlo ed incollarlo sulla mia pagina personale. Non mi piace questo bianco.. è che sembra un po’ rispondere al vuoto che mi sento dentro oggi che sono tornata a casa senza niente di concreto in mano.

    Ai la psiche.. ultimamente non sono stata molto sicura di quali fossero i miei reali e più immediati obiettivi. So solo che avevo paura, semplicemente paura. La stessa che ho avuto a Valencia un anno fa anche solo al pensiero che avrei dovuto sostenere esami di materie di cui non capivo una sillaba a lezione. Per non parlare poi di qui giorni là di grande tensione, con la solita sensazione d’inadeguatezza, con il solito timore che non fosse abbastanza ciò che facevo e ciò che ero.

    Gli anni passano ed io non sono rimasta mai indietro, seguo la mia strada con i suoi ovvi ostacoli ed ho sempre trovato il modo di superarli. Ed anche oggi, che guerra interiore. Non ho avuto la benché minima intenzione di sacrificare quasi nulla a cui tenessi tanto, per studiare e garantire il risultato dell’esame, almeno per quello che potesse dipendere da me. Tutte le volte che ho fatto un esame con buon esito, l’entusiasmo è sempre stato il massimo.. ma è durato poco. Valencia mi ha fatto capire di quante cose una persona abbia bisogno per stare bene e di come sia malsano privarsene.

    A questo nuovo pizzico di leggerezza che mi scorre tra le vene, tuttavia, continua ad affiancarsi quella parte di me che non smette di “punirsi” per ogni errore,grande o piccolo. Stanotte insonne perché avevo da portare a termine il programma che m’ero prefissata. In 4 anni di studio era la prima volta che avrei avuto tanta voglia di singhiozzare e lanciare dalla finestra libri e codice. Non sono stata in grado di liberarmi la coscienza stabilendo che oggi avrei fatto meglio a non andare. No.. Adesso sono stanca ed insoddisfatta oltre che tremendamente nervosa per non aver potuto che subire un’altra ingiustizia, un voto inspiegato di cui oggi cmq non mi sentivo responsabile.

    Cerco di consolarmi e dirmi che va bene lo stesso, che avevo bisogno di rompere il ghiaccio, riambientarmi a quell’aria odiosa che si respira nelle aule dove in centinaia attendiamo d’essere chiamati. Quell’aria tesa di chi sa che ti può succedere di tutto perché devi sempre considerare la disposizione d’animo di chi ti esamina ed i suoi criteri di valutazione.

    Non sto scrivendo tutto questo perché, in fin dei conti, mi sento di aver sbagliato ad affrontare quello che continua ad essere un mio dovere. No… ho solo bisogno di fermare certe riflessioni che, disordinate, mi stanno ancora torturando.

    Sto semplicemente scrivendo tutto quello che ho pensato in questi giorni ed oggi. Ho pensato che mi sono presa una super cotta finalmente per qualcun altro e che non vedo l’ora di viverla, per quanto anche questa volta temo di andare incontro a non pochi intoppi. Avevo voglia di fantasticare, di pensare a cosa mettere la prossima volta che l’avrei visto, di sperare che nei rapporti interpersonali non c’entrino né la logica né il raziocinio. Avevo così voglia di pensare a lui, così bello con quel suo sorriso candido ed a me, che appaio così innocua ed indifesa quando lo guardo.

    Oggi poi ho pensato che non sono tipo da liberarmi del peso di una spugna gettata.

    Forse quello che è successo oggi, quegli sguardi impietosi che mi hanno lasciato senza parole, sono stati un messaggio chiaro. Continuo a cercare un dialogo con me stessa perché io possa imparare, prima o dopo, che dovrei studiare con più costanza e non assecondarmi tutte quelle numerose volte che trovo qualcos’altro da fare. Così almeno non soffrirei tanto delle ore di studio supplementare cui mi sottopongo brutalmente quando l’esame si avvicina inesorabilmente.

    Insomma non vado bene io. Non ne combino una sensata. Se mi mancava il titolo a questa pagina di blog.. ora lo so : Tutto quello che non va di me.

     

    September 12

    ...!!!!!!!!!!!!!!

    ... magari potessi soffermarmi sugli aspetti inebrianti della mascolinità.. peccato che negli uomini spicchino più certe altre caratteristiche.
    Sarà la millesima, che dico.. milionesima(?) volta che, seppure per screditarti, ti dedico un post.
    In realtà oggi sono più infuriata con me stessa che con te , che testa di cazzo eri e testa di cazzo rimani.
    Ma la stupida sono io … come si può considerarsi intelligenti e poi ricaderci puntualmente, persino tentando di prendere in giro te stessa e gli altri non facendo che garantire che ora “ è tutto diverso…”
    Pensare che basti cambiare propositi per giustificare la puntuale chiamata e provocazione..ma sei scema?! Se una persona è pessima.. è pessima, non c’e’ niente da fare!!!Ma perché ***** continui ad aspettarti qualcosa?! Perché vuoi convincerti che adesso daresti addirittura l’impressione d’essere peggio di lui?E’ questo il tuo obiettivo?!
    Uff.. per quanto mi sforzi di lasciarmelo alle spalle, sembra che persista ben conficcato in un fianco come una spina per cui mi piace addolorarmi..
    Ma ora basta. BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
    Mannaggia che non ho il coraggio di affacciare la testa dal balcone ed urlarlo a squarcia gola… mannaggia perché avrei cosi bisogno di tirar fuori tutto l’astio che ho per te!No, non mi hai ferita stavolta, mi hai nauseato, è diverso! È che sei cosi… sei proprio cosi, nauseante!!!!
    L’avrò un giorno la soddisfazione di mostrarti solo una strafottutissima… indifferenza !!!!
    September 10

    -La bellezza dell'uomo

    Curiosa  come sono di cogliere un’intensa impronta di sé in un’espressione, una smorfia o un gesto, non ho mai osservato una persona distrattamente. Poi, da autentica bilancia, mi soffermo sui dettagli d’ognuno che, quasi come se  lampeggiassero, richiamano la mia attenzione. Sorrido di fronte ai difetti e li distinguo. Ci sono quelli che andrebbero effettivamente un po’ celati, così da passare quanto più possibile inosservati.Poi ci sono quelli che paradossalmente appaiono quel non so che per un determinato soggetto e che lo contraddistingue diventandone persino il punto forte.. Alzi la mano chi non trova sexi il naso aquilino di Alessandro Preziosi?

    Da presuntuosa d.o.c.,  infine, mi piace immaginare in quale modo la persona che ho di fronte possa valorizzarsi, accentuando un suo punto forte o mimetizzando qualche imperfezione.

    Sul concetto di bellezza fioriscono numerosissime interpretazioni. Io appartengo alla categoria di coloro che lo ritengono un concetto assolutamente soggettivo.

    Si è soliti accostare al termine, già solo pronunciandolo, per il suo solo suono, qualcosa che attragga a più livelli : visivo,  razionale, affettivo..

    Passati gli anni delle occhiate da vera e propria schizzinosa, oggi mi ritrovo ad indugiare col mio occhio attento su ogni tipo d’uomo. Dall’insensata ricerca di ciò che apparisse bello tipica dell’adolescenza all’individuazione del bello in ogni uomo . Potrebbe sembrare una generalizzazione molto leggera ma non è così se mi soffermo poi ad analizzare qualcosa in più del concetto di “uomo”. Premettendo che si tratta di personalissime opinioni e nulla più, da qualche tempo uso con cautela questo termine per riferirmi ad esponenti di sesso maschile.

    La verità è che mi oppongo al ricorso indiscriminato a quella che io ritengo più una qualificazione che non un riferimento ad una categoria.

    Più semplicemente, per me, uomo è bello. Forse non capita anche a voi( donne) di percepire una sorta di incontenibile e sensuale attrazione legata a questo termine, tutte le volte che vi ritrovare ad utilizzarlo?

    Quando parliamo del nostro “uomo” o ci lamentiamo degli “uomini”…etc

    Ma.. cos’è “uomo”? Non mi permetto neanche d’osare una definizione, per due ragioni :

    1)      io non sono nessuno di qualificato per fornire una definizione di tal genere senza rischiare d’essere giustamente derisa

    2)      se poi volessi essere sincera direi che per me un uomo è indefinibile per natura

    Io lo colgo in milioni di dettagli. Lo colgo in un odore che percepisco appena, tipico; in uno sguardo sicuro ed in uno meno sicuro ma fiero; in un portamento naturale non necessariamente spavaldo ; in una voce calda ; in una mano grande e forte ; in un insieme stranamente armonioso di apparenti difetti fisici; nella noncuranza nei confronti di tutti quei prodotti che vedo più tagliati per noi donne ed innecessari per gli uomini: viva l'uomo naturale..

    E questo, solo volendomi riferire alle impressioni più immediate.

    Forse ho perso da un pezzo la strada del tema che avrei dovuto sviluppare, o forse no. Forse ho solo estremizzato la mia posizione squisitamente soggettiva in merito al concetto di bellezza e di uomo. Più che affermare, infatti, che esista come una linea netta e divisoria tra uomini belli e non belli, sono più propensa a credere che esista il  bello in ogni uomo ma che non è una ricerca che bene si adatti ad un occhio pigro e superficiale.

     

    PliSS se non vi scoccia votate qesto post nel link che trovate qui sotto, è un concorso!

     

    <div style='width:83px;height:115px;background-image:url(http://www.segretidibellezza.com/counter/tui_r1_c1.jpg);float:left;position:relative;'  align='center'> <div style='width:28px;height:12px;background-image:url(http://www.segretidibellezza.com/counter/?idV=3268);background-repeat:no-repeat;position:absolute;top:15px;left:30px;'></div> </div> <div style='width:87px;height:115px;float:left;'> <div style='width:87px;height:64px;float:left;background-color:#FFFFFF;text-align:center;padding-top:10px;'><a href='http://www.bottegaverde.it/bellezza_uomo.html' style='font-family:Tahoma, Verdana;font-size:12px;color:#006699;text-decoration: none;'>Bellezza uomo</a></div> <div style='width:87px;height:41px;float:left;cursor:pointer;'><a href='http://www.segretidibellezza.com/vota.php?id=3268'  target='_blank'><img src='http://www.segretidibellezza.com/counter/tui_r2_c2.jpg' style='border:0'/></a></div> </div> <br style='clear:both'/>

     

     

     

     

    September 07

    Inabilità...

    Come sempre mentre studio non posso fare a meno di impelagarmi in riflessioni labirintiche  e forse anche insensate.

    Dopo una conversazione divertente con un “amico”, tra risate e provocazioni, mi sono chiesta per quale ragione non voglia neanche tentare di approfondire questo rapporto, giusto per scoprire se possa avere un qualche futuro. Vero che quando si è presi da tale sorta di dubbi c’e’ poco da domandarsi, si vede che non è la persona giusta…

    Solo che conosco una miriade di ragazze che raggiungono quantomeno il numero 3 d’uscite anche con tipi teoricamente non giusti. Io invece perché vengo colta da un attacco d’orticaria tutte le volte che si prospetta l’ipotesi d’una uscita stile coppia con un ragazzo col quale c’e’ del tenero ma è ancora tutto da scoprire? Orticaria..già. Provo come una sensazione di rigetto nei confronti del tipo che ti viene a prendere sotto casa, ti apre addirittura lo sportello e fa decidere te sul programma della serata. Magari ti poggia una mano sul fianco di tanto in tanto e ti guarda con occhi desiderosi e curiosi di capire quali pensieri turbino quella testolina complicata.

    Vedersi spesso, apparire mano manina in pubblico o scambiarsi anche un bacio fuori dalla sacrosanta privacy. Sono cose di cui avrei tremendamente paura anche a pensare di condividerle con persone che mi sono piaciute tanto. A pensarci bene forse non è neanche un caso che mi sia invaghita sempre di ragazzi poco abbordabili. Sentire, in fondo al cuore, che le probabilità che le cose decollassero erano alquanto scarse, mi consolava. D'altro canto, è vero, mi dava un pretesto per cullarmi in un dolore che temo sia quasi un’esigenza fisiologica per la mia sopravvivenza. D’altronde come spiegarsi la capacità di tollerare rapporti così indipendenti che mi permettevano di non apportare alcuna variante alle mie care abitudini?

    La domanda è : ho collezionato persone non proprio adatte a me o sono io poco adatta al rapporto di coppia, anzi proprio refrattaria?

    Io penso che forse un giorno, magari neanche tanto lontano(eh.. magari?) qualcuno riuscirà ad entrare nella mia vita non proprio in punta di piedi, diventandone parte integrante. Allo stesso tempo sono però certa che non è tipico di qualsiasi ragazza in attesa del classico principe azzurro, evitare di frequentare qualcuno perché troppo gelosa della propria libertà e indipendenza.

    L’ossessione per un ragazzo che ho erroneamente ed a lungo ritenuto giusto ma che giusto non sembrava affatto essere, non mi ha permesso di rendermi conto della difficoltà che ho a relazionarmi con l’altro sesso se non in maniera superficiale.

    Oltretutto la verità è che dedicando ogni mia attenzione ad una persona alla quale risultava quasi impossibile avvicinarsi a sufficienza, non ho cambiato nulla di me e della mia quotidianità ed in fin dei conti questo non mi dispiaceva per nulla. Praticamente nessuno è mai riuscito a mettere in discussione il mio personalissimo mondo.

    August 29

    Valencia..

    Basta chiudere gli occhi.. si così, più forte. .Eccola.
    Ecco il soffitto bianco che vince il buio e precede i raggi de sole. Ecco la mia stanza. La scrivania alla mia sinistra, il pc all'angolo e i miei libri sparsi in sacro disordine. Piedi a terra Gabri, è un altro giorno qui a Valencia. L'odore della candela magica di Bego, mi regala un risveglio al miele che mi fa sentire terribilmente a mio agio. La pipì, dopo un'occhiata allo specchio poco amico, eppure ormai mio, del bagno che sta proprio di fronte alla mia camera. La luce filtra intensa dalle finestre della cucina, indugio un pò sulla soglia. Già da lì intravedo tanto verde... è la Calle Yecla. Mi manchi Valencia.
    Il caffè è già pronto, non ci tengo a che sia caldo, va bene anche se l'ho preparato ieri, come sempre. Fette biscottate integrali e marmellata senza zucchero,alle fragole. O hai più voglia dei biscotti del Carrefour, quelli della scatola arancio? Anche quelli giganti del mercadona non sono una cattiva idea, ma troppo calorici..
    Seduta sulla sedia bianca, di fianco al tavolino dello stesso colore, sotto la grande finestra a vetri, riordino le idee... Così era ogni mattina. Faccio programmi per qualche momento e poi mi godo il silenzio quasi finto del mio quartiere. Mi manchi Valencia...
    Che bello aprire un armadio che è solo mio, in una stanza che adesso è tutta mia.. le mie foto alle pareti e tanti altri ricordi di un anno che sembra di aver vissuto molto più tempo fa. Una maglia sul letto, una sulla sedia..qualcosa per terra ed io sempre di fretta. In sella alla mia cara bici..solo dopo averla entrare in ascensore, lavoro di polso non indifferente.. Avrei voluto trattarla anche meglio ma era troppo grossa persino per me..
    Quanto matta m'ero sentita quella prima notte che l'avevo portata a casa, insieme a me..Che sudata per salire insieme, in ascensore, alle 5 del mattino appena..
    Non le ho neanche dato un nome.. ma dentro di me sentivo che un nome l'aveva, un nome che la contraddistinguesse sempre. Un nome che l'accostasse tanto a me.
    Tornano solo come flash quelle strade che circondavano la zona che abitavo. Yecla, Blasco Ibanez, Ramon Lull.. di giorno e di notte, sotto il sole o il cielo scuro.. ne ho viste di varianti d'immagini costanti..
    Mi ricordo quel giorno, degli ultimi, accucciata sul divano blu del salotto di casa, tra i singhiozzi. Perdo tutto questo...davvero? E' triste,è traumatico ed è ingiusto ma era ora di tornare a casa..
    "Là non ci penserò più, non mi mancherà poi così tanto". Che menzogna..
    Non riesco a dare pace alla voglia che ho di ripercorrere certe strade, sotto quel cielo e cotta da quel caldissimo sole..respirare quegli odori ch'erano il dolce contorno della mia quotidianità. IL deodorante in salotto o quello nel bagno..come mi ci ero abituata..
    I saluti che scambiavo con Bego e Carmen, che strano come fossero diventati familiari da quel primo piede in casa, da perfette sconosciute..
    E' come se sentissi di aver vissuto 10anni in uno. Se ripercorro questi mesi non ritrovo neanche un momento uguale ad un altro. E ciò che mi manca è l'insieme di queste sensazioni..
     
     
    August 05

    Hoy

     

    E’ innegabile…mi bruciano gli occhi. Stanotte ho fatto un lungo triste sogno. Ho sognato che eravamo cosi vicini e cosi lontani. Che eri lì a due millimetri dalle mie labbra ed io sentivo che non saresti mai stato mio. C’era lei che ci guardava, o forse no,  perché sa che le appartieni, le sei sempre appartenuto. Non potevi essere di nessun altro ed io so che è giusto cosi. Ne ero quasi felice. Se fossi stata semplicemente un’amica avrei gioito e ti avrei augurato sinceramente una vita felice, a te e  a voi tre. Invece l’ho fatto perché sentivo di doverlo fare. E’ che ti voglio bene davvero e vorrei tanto sapere essere felice per te.

    Sono tornata a casa consapevole di risorse che non avrei pensato di avere. Quest’anno mi ha adottata e s’e’ preso cura di me. Mi ha dato la sicurezza di quello che sono e tanta voglia di scoprire il mondo. Forse non è tutto cosi casuale, forse solo adesso avrei potuto tollerarlo e superarlo. Sopportare di non rivederti.

     

    L’avevo previsto. Eppure ugualmente mi sentivo impreparata e sopraffatta da questo vuoto alienante. Come se mancassero gli ingredienti che erano stati fondamentali per un anno intero. Dunque la mattina ti svegli, apri la dispensa e non li trovi. La prima mattina sei persino incuriosita dai nuovi, il secondo sorvoli..il terzo pensi che non sono poi cosi nuovi. Il quarto ti chiedi se potrai farne i tuoi ingredienti definitivi. Il quinto pensi che si. Il sesto vuoi essere positiva. Il settimo pensi che no. L’ottavo cominci a chiuderti in un silenzio guardingo. Il nono già non ce la fai più.

    Le paure che avevo si stavano materializzando e sembrava che io non potessi nulla contro tutto ciò.

    Avevo  paura che ancora una volta questo contesto mi venisse stretto reprimendo la voglia che ho di esprimermi, dopo tutto quello che ho incamerato di positivo quest’anno.

    ..ora non posso fuggire.

    Ma non voglio andarmene. In fondo va bene cosi. Trovi il coraggio di cercare, seppure scettica, di costruire qui un contesto quanto più verosimile a quello che è stato per me come una terapia dell’anima. Me encanta bailar? No quiero dejar de robar emociones. No quiero parar. Jamas.

    E’ vero non è lo stesso ma non significa che non possa rendermi felice. Ho bisogno di pensare che starò bene anche qui, anche a due passi da lui. Voglio essere capace di rassegnarmi al fatto che dovrò fare a meno della fonte di tutti quei brividi ai quali non avrei mai volto rinunciare. Non mi sento inconsolabile. Non sono neanche riuscita a piangere abbastanza. Credevo che nulla mi avrebbe fermata. Ero certa che avrei continuato a lottare per averlo, mio. Invece ho smesso di aspettarlo come d’incanto, in un attimo..

    Ci sono cose di fronte alle quali non si può che rimanere discreti e rispettosi spettatori. Stringi i pugni, sorridi amaramente abbassando gli occhi e pensi che era così che doveva finire. 

    Ed ora mi cullo in un mare di pensieri, non per soffrire ancora di più ma per trovare ancora più pace.

    Forse anche questo significa crescere. Essere in grado di arrendersi. E’ una buona prova di fiducia. Fiducia in tutto quello che la vita ha in serbo per te.

     

    No puedo negarlo.. se me queman los ojos. Esa noche hice un largo y triste suenho. He suenhado q estabamos tan cercanos y tan lejos. Q estabas alli a dos milimetros de mis labios y yo sentia que nunca hubieras estado mio. Estaba ella a mirarnos, o quiza no, porque ella sabe que le perteneces, siempre has pertecenido a ella. No podias ser de nadie mas y yo se que es justo asi. Casi era feliz de eso. Si hubiera sido simplemente tu amiga habria sido feliz y te habria deseado una vida feliz, a ti y a los tres. De verdad, en cambio, lo hice porque sentia que tenia q hacerlo. Es que te quiero y queria saber ser feliz para ti.

    He vuelto a casa consciente de fuerzas que nunca habria pensado tener. Ese anho me ha adoptado y cuidado. Me ha dado la seguridad de lo que soy y mucha gana de descubrir el mundo. Quiza no es un caso, quiza solo ahora habria podido tolerarlo y superarlo. Tolerar de no volver a verte.

    Ya lo sabia lo que iba a pasar. Pero igual me sentia impreparada y agobiada de ese triste vacio. Como si hiciera falta de ingredientes que habian sido fundamentales para un entero anho.  Por la manhaha abres el armario y non los encuentras. La primera manhana tienes casi curiosidad de los nuevos, la segunda no pasa nada, la tercera piensas que no son tan nuevos como pensabas. La cuarta te preguntas si podras hacerlos tus ingredientes definitivos. La quinta piensas que si. La sexta quieres ser positiva. La septima piensas que no. La optava empezas a cierrarte en el silenzio de quien se mira alredeador para encontrar algo q pueda salvar de esa sensacion. El noveno ya no puedes mas.

    Los temores que tenia estaban materializandose y parecia que yo no puediera nada contra todo eso. Tenia miedo que otra vez ese contexto fuera estretcho para mia y que pudiera reprimir la gana que tenia de expresarme, despues de todo lo que habia adquirido de positivo ese anho. Ahora ya no puedo irme.

    Pero no quiero irme. Al final esta bien asi. Encuentras el coraggio de buscar, aunque esceptica, de construir aqui un contexto cuanto mas parecido a lo que para mi habia sido como una terapia del anima. Me encanta bailar? Bien. No quiero dejar de robar emociones. No quiero pararar . Jamas.

    Es verdad que no es lo mismo pero eso no quiere decir que no pueda hacerme feliz. Necesito pensar que puedo estar bien aqui, aunque a dos pasitos de el. Tengo que aceptar que tendre que vivir sin la fuente de tantos brividos a los cuales nunca habria querido renunciar. No me siento inconsolable. Ni he podido llorar bastante. Creia que nada me habria parado. Q habria seguido luchando para tenerlo, mio, para siempre. En cambio en un  istante he dejado de esperarlo. Hay cosas en frente a las cuales no se puede si no quedarse discretos y respectuosos espectadores. Cierras los punhos, sonries amara mientras bajas los ojos y piensas que asi tenia que acabarse. Y ahora me cuno en un mar de pensamientos, no para sufrir mas si no para encontrar mas paz.

    Quiza tambien eso significa crecer. Saber rendirse. Es una prueba de confianza. Confianza en todo lo que la vida todavia tiene para ti.

     

     

     

     

     

    July 20

    Brindiamo ..

    Dopo il crollo emotivo e i singhiozzi, era giunta una sorta di quiete obbligata. Era quasi come la reazione ovvia del mio fisico fin troppo stremato da ritmi incessanti e dalle emozioni a briglia sciolta. Potevo adesso vedere, con aria rassegnata ma serena, solo quanto di bello avevo vissuto, e sorridere compiaciuta. Mi occupai senza darmi un attimo di riposo, di tutto quello che restava : universita’ bici acquisti e burocrazia d’ogni tipo.

    Mi nascondevo dietro un velo che rendeva meno spiacevoli le mie ultime passeggiate. Solo rubavo immagini qua e la’ e nell’immediato le conservavo tra i ricordi più preziosi.

    Via la paura, via la rabbia. Finalmente possedevo l’animo giusto per gustarmi le persone piu’ care, nella nostra Valencia.

    Sorridi Gabri, se ci pensi Valencia e i tuoi amici meritano questo sorriso, vicini all’epilogo.

    Incredibile come non mi fossi quasi accorta di quanto forti fossero diventati i legami con alcune persone. Avevamo ormai abbattuto qualsiasi muro, persino tra i piu’ duri ad affidarsi l’uno all’altro.

    Era il momento delle verita’. Diciamoci tutto, ora possiamo. Ora sappiamo di volerci bene e di poterci fidare l’un dell’altro.

    Un brindisi a noi, all’anno piu’ bello della nostra vita.

    Un brindisi a te che mi hai fatto scoprire cosa significhi avere una sorella.(Lu’)

    Un brindisi a chi ha condiviso con me l’amore per lo sport, occasione per scoprire d’essere diventati davvero amici. (Silvia e Fra)

    Un brindisi al vulcano napoletano e alla mamma araba (Manu e Laura)

    Un brindisi a chi ha voluto conoscermi, sicure di potermi apprezzare e voler bene ( Bego & Carmen)- Un brindis a quienes quiso conocerme, seguras poderme apreciar y quierer.

    Un brindisi a chi ci ha iniziati alla Salsa ed è stato silenzioso punto di riferimento per tutti noi( Luca)

    Brindo a Vito, Ettore, Giovanni, Lisa, Beba, Loic, Joe, Evi, David, Fabri , i prof di Salsa ed a tutte le persone con le quali ho condiviso quest’anno meraviglioso.

     

    Quanto mi sentivo piccola e indifesa di fronte a quella valigia stracolma di ricordi ma anche tanto pesante da portare tutta da sola. .

    No soy una niña.
    No soy ese duende.
    No soy luchadora.
    No soy tu camino.
    No soy buena amante,
    ni soy buena esposa.
    No soy una flor,
    ni un trozo de pan.
    Sólo soy esa cara de idiota..

    Mi tornavano alla mente queste strofe che ascoltavo di continuo quei primi tempi duri. Nonostante il contenuto non rispondesse matematicamente alla mia personale situazione, io in quella voce sentivo la fragilità di una piccola donna alle prese con qualcosa di più grande di lei. Una piccola donna che mette avanti le mani ed avverte che non ha grosse pretese di riuscire in quello che fa, che è persino consapevole di avere dei limiti e li teme, ma che tuttavia non ha intenzione di gettar la spugna ed è pronta ad affrontare a testa alta ogni cosa.

    Era il mio modo di incoraggiarmi e consolarmi di fronte a difficoltà e piccoli fallimenti quotidiani.

    Adesso “esa cara de idiota” aveva tagliato i suoi traguardi, costruito amicizie ed imparato a volersi bene.

    Tentavo di cogliere ogni angolo della “mia casa” per l’ultima volta. Volevo portare con me immagini nitide di un posto ch’era stato il mio guscio per cosi tanto tempo. Poi qualche lacrima ed il muso di una bimba che torna indifesa in un momento cosi delicato della sua vita, questa separazione con tutto e tutti. Meglio agire e non pensare, perché altrimenti fa troppo male.

    Dopo avere lavorato duro affinché trovassi accoglienti luoghi e persone, infine dovevo dire addio.

    “ciao”. Giravo lo sguardo inconsolabile per tutte le stanze. Ciao alla mia camera triste e spoglia, silenziosa. Ciao alla cucina ed all’amica finestra dove trascorrevo tutte le notti prima dormire, rapita dall’immagine irrealistica di un quartiere che tace del tutto. Ciao ai divani del salotto dov’ero stata seduta fino ad un’ora prima per l’ultima volta,davanti al pc. Ciao a quelle pareti che mi hanno sorretta prontamente ad ogni accenno di squilibrio.

    Addio a quell’ascensore dallo specchio ingiusto, era l’ultimo viaggio. Impossibile non pensare a quel giorno ch’ero salita su con mia madre, pronte ad ogni tipo di stato di appartamenti, dopo averne visti in condizioni disarmanti. Ridevamo. Tentavamo di fare pronostici sulla base dello stato della portineria e dell’ascensore. Sembravano ben tenuti e tuttavia non era una ragione per essere troppo ottimisti. Poi l’ingresso in quell’ambiente rasserenante: i colori caldi e il buon odore, le facce sorridenti delle mie coinquiline.

    Insomma avevo perso di vista lo scorrere dei mesi sul calendario. Era arrivato il momento dell’ultimo saluto.

    Avevo paura di camminare da sola alle 6 del mattino mentre era ancora buio. Strano averne ora dopo tutte quelle volte ch’ero tornata sola,a qualsiasi orario,nel cuore della notte.

    Tutta colpa di quel carico di emozioni che mi rendevano vulnerabile e confusa. Non c’era ragione di aver paura pero’, Valencia mi aveva ben protetta ed anche le sue strade erano diventate casa mia, a tutte le ore.

     

     

     

     

     

     

    July 13

    Last days

    Le guardavo, le mie foto alle pareti, e pensavo che dovevo rassegnarmi al fatto che sarebbe stata dura in ogni caso, toglierle.

    E tuttavia quel sabato mattina dopo una notte insomne come le precedenti, ancora un po stordita dalle ore piccole in festa, senza neanche chiedermi se fosse gia’ ora di fare un po d’ordine, cominciai a metter via le prime.

    Con un fare aparentemente distaccato le riponevo in una busta per portarle con me e tutt’un tratto mi accorsi che stavo rendendo terribilmente spoglio un ambiente che avevo riempito di tante emozioni e significati. Ero chiusa in un riservatissimo e rispettoso silenzio, presa com’ero ad “ascoltare” i miei ricordi. Quando iniziai a liberare la parete dove avevo appeso le foto dei primi tempi a Valencia, i signhiozzi non mi avvisarono neanche.

    Non sapevo precisamente quale fosse la principale esigenza di piangere. La verita’ e’ che non c’era niente che mi feriva in particolare.

    Solo che, rovistare tra foto e biglietti d’ogni tipo, accumulati nei mesi, mi stava quasi facendo rivivere un anno in pochi minuti. Mi sentivo incapace di reggere l’effetto traumatico di tante emozioni insieme. Era troppo.

    Avevo paura di tirar su la cerniera in questa borsa di un vissuto traboccante. Sapevo di portarmi dietro un bagaglio di tale valore che piangere risultava quasi stupido. Sapevo che non stavo perdendo nulla, tutt’al piu stavo raccogliendo obiettivamente e materialmente quanto avevo appreso e acquisito in tutto quel tempo.

    Eppure, sebbene fossi consapevole di questo e molto di piu’, piangevo inconsolabile.

    Le foto del mio compleanno, sembravano appartenere ad una vita fa. Tutti uniti in un brindisi dietro l’obiettivo. Le facce sempre supersorridenti e pazze di Manuela, i biglietti d’auguri tenuti appesi fin dall’inizio,sempre sotto i miei occhi.

    Sulla destra poi le foto della prima vacanza di mia cugina, la prima notte all’Indiana e le prime foto alla citta’ delle arti e delle scienze.

    Bigllietti d’ingresso di locali di Valencia, Madrid, Salamanca. Il biglietto d’ingresso al Santiango Bernabeu con Lu e la nostra foto proprio sotto. Era la prova del fatto che eravamo riuscite ad entrare,seppure in ritardo di quindici minuti. Indecise fino all’ultimo per via del prezzo scoraggiante, infine di fronte all’ennesima proposta proprio a due passi dagli accessi, c’eravamo convinte ed eravamo corse su per le scale mobili, infinite, fino all’ultimo anello.

    Della partita abbiamo visto si e no gli ultimi dieci minuti di esultanza del Real Madrid, troppo prese a guardarci intorno e a tentare di unirci ai cori. “Aporello ole’..”

    Appena poco piu giu il calendario delle lezioni e l’orario della piscina. Il portachiavi fuxia regalo di S. Valentino, in una delle notti brave con Martina. Avevamo deciso di girare per tutti i locali della zona di Canova che solitamente snobbavamo preferendo il Carmen come zona centro. Ci avevano offerto da bere in ogni locale  e rifiutare si sa, e’ scortesia. In particolare ci unimmo a un grupo misto tra spagnoli e cinesi e bevemmo e ballammo fino a tardissimo. Era un periodo che avevo particolare voglia di evadere dalle abitudini erasmus e dalla solita gente. Volevo vivermi il posto con i suoi discutibili ma coinvolgenti costumi. Alla fine della serata, proprio quando avevamo pensato di tornare a casa, prese a piovere. Ci ricoprimmo di fango nel tragitto in bici e ridevamo come due matte. Andai a dormire da lei ma non dormii per nulla, infastidita dal freddo e dalle fitte allo stomaco che accusava l’eccesso d’alcool. La mattina dopo avevo una faccia tale che per andarmene a casa Martina mi presto i suoi occhiali da sole. Con i capelli stravolti dalla pioggia e i rayban sembravo una rockstar d’altri tempi.

    Nascosti nel mucchio c'erano anche braccialetti dell’hospital clinico su cui potevo ormai fare una relazione accurata. Il biglietto da visita di Martin. Me lo diede quando ci conoscemmo. Lo avevo tenuto perche’ nonostante tutto rappresentava uno dei ricordi piu piacevoli.

    Quello che c’era in mezzo a tutti quei pezzi di carta era molto di piu’ di quanto potesse apparire a prima vista. Li ricollegavo a momenti e sensazioni diverse. La Gabri bunker dei primi tempi e la Gabri che aveva imparato a darsi e manifestarsi nella sua piu vera essenza.

    Se di tutti quei mesi avevo pensato ch’erano stati la piu grande emozione, adesso dovevo ricredermi perche’ ne vivevo una di dimensioni incontenibili.

    Mi abbandonai sul divano ancora ammutolita. Avevo degnato a malapena di un saluto la mia coinquilina ch’era rientrata proprio mentre mi dedicavo alla camera da “smantellare”. Vidi un film tentando di distrarmi e di tanto in tanto mi usciva qualche lacrima che tradiva l’incapacita’ di consolarmi.

    Quasi alla fine del film Bego venne in salotto per discutere un paio di questioni burocratiche e quando concordammo il tutto le dissi che tuttavia tutto cio’ era per me l’ultima delle preoccupazioni. Neanche finii la frase che scoppiai ancora una volta tra singhiozzi e fiumi di lacrime. Le dicevo che mi sentivo cosi poco pronta a questa nuova rivoluzione. Fondamentalmente ero terrorizzata dalle novita’ che avrei dovuto affrontare, per quanto premesse e propositi fossero molto incoraggianti. E poi non accettavo l’idea di fare a meno di una routine che avevo adattato del tutto a me, nei dettagli, e che ora era irrinunciabilmente mia.

    Tento di consolarmi e infine mi affido la sua fotocamera intimandomi di andare a fare il giro tanto desiderato con la mia inseparabile bici, a rubare immagini di Valencia per potarle per sempre con me.

    Fino a qualche minuto prima escludevo di trovare forza e motivazioni per vestirmi e scendere, invece le sue parole mi convinsero all’istante. “Hai proprio ragione, devo andare. Devo prendere la mia bici e andare a zonzo per almeno 2 o 3 ore. Si lo faro, devo proprio farlo”.

    Quasi sembrava che parlassi da sola, motivandomi. Questo la fece ridere e la intenerire. Venne ad abbracciarmi e mi lascio la fotocamera. Non so precisamente cos’avessi fatto per meritare tanto affetto ma ero tanto felice d’essere riuscita a farmi volere bene, volendone a loro.

    In dieci minuti mi preparai e mi avviai con l’espressione di chi non ha piu forza e voglia di sfogarsi ma solo di cercare per quanto possibile un pizzico di sollievo. E lo trovai. Lo trovai nella mia passeggiata lenta, scrutando gli angoli a cui ero piu affezionata della mia Valencia. I giardini reali, il ponte che immetteva in plaza Tetuan, la plaza de la Virgen gremita di gente e piccioni.

    Fotografai la gelateria ch’era diventato il mio punto di riferimento per le crisi di zuccheri, l’ostello dov’ero stata i primi giorni e il forno dove facevo colazione con mia madre tutte le mattine prima di trovar casa. Il pub irlandese dove mi aveva portato Martin e la calle de Caballeros alla quale legavo una percentuale spropositata di immagini. La plaza Tossal , l’insegna in legno chiaro della Bolseria e la parrucchieria dove avevo tagliato per la prima volta i capelli. I giardini dell’Alameda all’altezza del ponte di Calatrava e il Café’ Tucan, dove avevo imparato a muovermi a ritmo di Salsa.

    Infine la strada che avevo fatto ogni mattina per andare all’Universita’ e la vista del mio campus dalla biblioteca Gregory Mayan’s.  Tutte le volte ch’ero uscita da li e m’ero ritrovata di fronte al cielo arancio reso piu’ intenso dal riflesso dell’uguale colore degli edifici sottostanti, mi ero ripromessa di tornare a scattare una foto che fosse in grado di cogliere tutto cio che vedevo io, oltre l’obiettiva apparenza.

    E cosi l’ultima tappa fu proprio quella. Legai la bici ad un palo e salii lo scivolo contraendo in una smorfia il viso, tentativo invano di frenare le lacrime. Conscia della solitudine che avrebbe caratterizzato la maggiorparte del mio quotidiano, di quei posti avevo fatto la mia seconda casa.

    Avevo combattuto contro la sensazione d’estraneita’ dal contesto e avevo tentato di abituarmi ad ogni aspetto della nuova realta’, per non temerla e riuscire ad  apprezzarla.

    Se i primi giorni ero snervatissima dai sistemi complessi e tecnici per ogni cosa, alla fine mi resi conto d’essermi perfettamente adeguata. La comunicazione via email coi professori cosi come la possibilita’ di accedere al materiale solo nella nostra aula virtuale , in principio concetti e procedure per me impossibili da apprendere, adesso erano diventati meccanismi rapidi e comodi.

    La ricerca dei libri in biblioteca mi aveva stremato sempre meno fino a a diventare automatica, nonostante l’addetto all’archivio non avesse mai smesso di ridere tutte le volte che mi vedeva, ricordando quella volta che avevo nervosamente definito quell’assurda procedura una specie di caccia al tesoro.

    Tutto era, a quel punto, cosi “familiare” che lasciarlo non poteva non costarmi.

     

    July 05

    Alla mia Lu'

     

     

    -Vogliamo salire?- mi chiese Lu, con la sua imprescindibile inflessione napolitana.

    - Si -.

    Era la prima volta che giungevamo fino in cima alle Torri di Quart. Ci siamo gustate ogni singolo scalino, guardandoci attorno, curiose d’ogni dettaglio che potessimo cogliere. Ci siamo fermate a lungo di fronte quella vista d’insieme del centro piu antico  di Valencia, pressocche in silenzio. Occhi chiusi e braccia tese poggiate sul muro in pietra che girava tutt’intorno. Respiravamo odori ormai familiari e sospiravamo d’immagini recentí e meno recenti.

    Poi qualche commento appena sussurrato, con tutto il nostro dispiacere.

    Sapevamo che l’avremmo vissuto come un furto sleale, la fine di tutto. Cosi tante volte ho pensato che ci sarebbe stato un giorno in cui avrei realizzato che il tempo m’era sfuggito di mano e tutte quelle stesse volte avevo dovuto subire la triste consapevolezza di non poter cambiare le cose.

    “E’ anche nostra”. Si. Era anche nostra quella cittá. L’avevamo vissuta in tutte le sue stagioni, giorno dopo giorno. Persino quelle zone che meno conoscevamo, le sentivamo appartenerci e con disappunto ci rassegnavamo all’idea di dovere dare il nostro ultimo saluto, quanto prima.

    Avevo cominciato a salutare Valencia gia da piu di un mese. Forse sapevo che non avrei potuto farlo fugacemente e che avrei avuto tanto bisogno di riflettere su cio che significasse questo epilogo. Smarrite, scendendo giu dalla torre, tra stretti corridoi e ampi atri, ci sentivamo quasi in procinto di un trasloco. Stanze vuote e solo noi la in mezzo, con i nostri ricordi. Immagini fulminee e costanti ci passavano davanti agli occhi.

    Adesso che il nostro contesto andava svuotandosi rimanevamo sole circondate  da cio che apparteneva solo a noi.

    Ogni incontro negli ultimi tempi, era un saluto. Avevo la sensazione che il tempo non mi avesse avvertito del suo scorrere cosi rapido di luglio.

    -          Vorrei riavvolgere il nastro, almeno di un po- dissi

    -          Si, anch’io. Ci sono tante cose che non farei –

    -          E ce ne sono tante che io invece avrei voluto fare –

    Tutt’un tratto sembrava che non fosse  abbastanza. E casa mia adesso, anche questa e casa mia.

    June 24

    S.Juan

    “No Lù, non vengo domani notte a S. Juan. Devo studiare..sono indietro, poi domani che brutta giornata!Ho un esame e saprò il risultato dell’altro..aiuto!”

    A questo punto normalmente Luciana tace delusa senza neanche tentare di convincermi, forse perché ha davvero imparato a conoscermi. Rimandiamo all’indomani la decisione, sarò sicuramente più lucida con un esame in meno da fare, e magari anche non troppo disperata x l’esito dell’altro.

    La pizza tarda a prender colore e la mia fame non tace..

    Mi seggo in soggiorno di fronte a Bego, la guardo e le dico “No voy a S. Juan”.

    Tutt’ora sostiene di avere tanto di convincermi ad andare raccontandomi delle stranezze tipiche di questa festa e del culmine che raggiunge la pazzia dei valenciani la notte tra il 23 e il 24 giugno.

    Io potrei scommettere che ha pronunciato anche le parole “beh dai non ti perderai nulla..magari tu preferirai uscire un altro giorno x ballare la salsa”.

    Che tensione. Il primo esame che mi mette in crisi, la concentrazione precaria e la paura di perdermi proprio all’ultimo. Che l’Erasmus vale abbastanza da rendere meno drammatico il superamento di un paio d’esami, questo è assodato, ma non voglio desistere e mi serve un po’ d’ottimismo. I miei obiettivi.. li tengo stretti nella mia mano fino all’ultimo. Non cerco consolazioni ne giustificazioni.

    Il tempo è esiguo ed io devo studiare.. addio S. Juan.

    Esistono giornate speciali.

    E se cominciano di merd..non scoraggiatevi.

    La mia di ieri è cominciata con pochissime ore di sonno alle spalle, un risveglio sudato e nervoso e 5 ore di ripasso accelerato programmate prima dell’esame. All’inizio studiavo beata e serena ..finchè non è scattato il minuto X ed ho cominciato ad agitarmi pur tentando di farmi da calmante. E’ solo un esame. Peccato sia un maledetto test al quale sembro essere refrattaria.

    Ad un certo punto ho pensato di prepararmi e scendere a mangiare qualcosa. Sono scesa col quadernetto in mano, aperto sotto i miei occhi ed ho continuato il mio ripasso mentre camminavo. Forse mi sento troppo sicura di potere evitare pali e cespugli ad occhi chiusi e per quanto riguarda il semaforo, verde o rosso la gente passa sempre e comunque.

    Al supermercato ho poggiato il quadernetto ancora aperto alla cassa e mentre tenevo gli occhi concentrati sulle paginette, cercavo le monete nel portafogli. Fuori ho sgranocchiato pane e cioccolato bianco..quale altra prova dello stato di ultra nervosismo ?

    Mancava solo che mi mettessi a canticchiare e danzare come fa Belle nel mio walt disney preferito.

    Peccato che non ho la stessa leggiadria e che…Belle non mangiava pane e cioccolato!

    All’università mi sono accorta di aver dimenticato la penna. LA PENNA per un esame tipo test!Che testa.. Nervi a fior di pelle!

    Il test ci ha sorpresi in positivo stavolta. Tutto liscio come l’olio.

    Ho sentito un peso in meno sul cuore. Adesso mi toccava gestire il viso pallido per verificare l’esito dell’esame della settimana prima. Ho fatto confondere Alberto, non smettevo un istante di fare preghierine tra me e me piagnucolando,ad alta voce.

    16 risposte su 20 esatte.. un miracolo, promossa e con buona nota!!!

    Come cambiano le giornate da un attimo a un altro. Ho sorriso alla gente, ho cantato sotto la doccia, ho comprato uova teste d’aglio e fiori bianchi per i riti propiziatori tipici di S. Juan.. e poi ho programmato la mia notte brava con la mia coinquilina.

    Bikini, lentine azzurre che mi danno un aspetto cattivissimo e il necessaire per i nostri riti.

    Che notte ..!!! Mai vista tanta gente in una spiaggia. No, neanche a ferragosto.

    Musica etnica, falò e salti scaramantici delle onde.

    C’eravamo tutti. Ormai una piccola famiglia. Mille abbracci rubati, ultimi contatti con persone che mi rimarranno nel cuore per tutta la vita. Sguardi a metà tra il divertito, complice l’alcool, e l’amarezza di chi sa che tutto volge all’inesorabile termine.

    10 salti in acqua ed altrettanti dei falò, mano con mano con tanti piccoli pezzi di cuore. Poi un piccolo giro su me stessa. Gabri guardati intorno. Guarda cosa lasci.

    Sono felice di tornare a casa, eppure c’e’ una parte di me .. che tace discreta per quasi le intere giornate, che ha tanta paura. Paura che finisca questo lungo e bellissimo sogno. Cominciato male, diventato una piacevole realtà poi un incantevole squarcio di vita mia.

    Mi hanno rubato i vestiti. Quando non li ho trovati ho riso come una matta consapevole d’essere stata fin troppo stupida a lasciarli anche un minuto. Rischiavo di tornare a casa in asciugamani se Lu’ non mi avesse prestato il suo abitino. Ho ballato a piedi nudi a ritmo di tamburi, era come sulle montagne russe..giravo all’impazzata, coi capelli scompigliati, e l’azzurro degli occhi accesi di ieri che s’intravedeva appena.

    Libera.

    Sono tornata a casa decisa a eseguire gli altri due riti propiziatori, preoccupata di non sapere come procedere. Ho trovato un foglio scritto in arancio sul tavolo, con le istruzioni dettagliate.La mia coinquilina non smette di sorprendermi... 

    Fino al mattino mi sono dedicata a los conjuros e poi mi sono addormentata felice..